Carol Rama

Carol Rama

    Carol Rama abita in una casa che orma non è più una casa, ma è un museo. Casa nera di anni, del nero vellutato che solo il nerofumo sa dare, restituendo profondità di abissi senza fondo e ricetti di fantasmi; casa labirintica di storie rappresentate e cristallizzate, chiuse sui ricordi, sugli incontri, sugli amori. Casa con solo alcune lampadine nude, a cercare di frugare negli anfratti. Casa con suppellettili da cucina che sono più importanti come suggerimenti ed epifanie che come oggetti d’uso: gli uccellini alla fin fine hanno bisogno solo di qualche briciola e qualche granello per sopravvivere. Casa nido, e di una rassicurante complessità. Casa accogliente, ma che sorveglia dappresso il passo dei suoi ospiti con l’incessante scricchiolio dei legni antichi.

Le immagini della casa di Carol hanno avuto una notevole circolazione: sono state esposte a Torino da Salzano nel 2000, nel 2003 a Torino alla Galleria Carlina, a Venezia in contemporanea con la Biennale di Venezia quando Carol ha ricevuto il Leone d’Oro e pubblicate varie volte. La serie completa è stata acquisita dalla Fondazione Italiana per la Fotografia.

Carol Rama’s House

Carol Rama lives in a house which is no more a home, but a museum. A house black for the years, that velvet black which comes from the carbon black only, which gives back the depth of bottomless pits and safe places for ghosts. A labyrinth house for represented and crystallized stories, closed over memories, encounters, loves. A house with few nude bulbs only, to try delving into clefts.  A house with kitchen tools which are more meaningful as suggestions and epiphanies rather than products: small birds need in the end only some few crumbs and grains to survive. A nest-house, reassuring in its complexity. A cozy house, but whose never ending creaking of old woods guards close behind its guests’ pace.